6. LIBERTÁ IN SICUREZZA

6. LIBERTÀ IN SICUREZZA

Siamo a favore di una società aperta, in cui ogni persona possa vivere liberamente e in modo autodeterminato. È compito della politica considerare con la massima serietà anche la percezione di pericolo e insicurezza avvertita da molti cittadini, perché va direttamente ad impattare sulla libertà della persona. La libertà può esserci solo se vi è anche sicurezza.

L’Alto Adige è una terra ancora relativamente sicura, ma non bisogna abbassare la guardia. Molte persone si sentono minacciate e vivono in una condizione di insicurezza, noi vogliamo che i cittadini possano al contrario sentirsi sempre liberi e sereni, a casa come sulla strada, nei luoghi pubblici, sugli autobus e sui treni, di giorno e di notte. La sicurezza è un prerequisito per la libertà, la convivenza pacifica e la fiducia nelle nostre istituzioni. Quindi abbiamo bisogno di una politica di sicurezza efficace che protegga dalla criminalità e sappia al contempo garantire i diritti fondamentali di tutti, non di misure simboliche o populiste.

Per centrare questo obiettivo è necessario disporre di forze di polizia ben addestrate e adeguatamente equipaggiate, in un contesto di efficace cooperazione tra tutte le autorità, comprese quelle europee di sicurezza. I fatti di cronaca nera non vanno sfruttati per alimentare paure a fini elettorali, premessa per smantellare libertà conquistate a fatica.
Siamo convinti che sia più sensato monitorare in modo mirato e con risorse e strumenti adeguati alcune centinaia di persone per cui è necessario questo tipo di controllo, piuttosto che sorvegliare mezzo milione di altoatesini.
Ci affidiamo anche alla promozione di misure preventive private, ad esempio investimenti in tecnologie antieffrazione e di sorveglianza in sinergia con le forze dell’ordine.

Ci impegniamo in particolare per le seguenti misure:

  • a livello di politica autonomista, la competenza sulla “sicurezza interna” deve essere affidata al presidente della Provincia e alla Giunta provinciale;
  • le misure governative (decreto Minniti) possono apportare alcuni miglioramenti significativi al quadro attuale, come ad esempio:
  • i patti per la sicurezza esistenti tra il Commissariato del Governo e i comuni di Bressanone, Merano, Lana e i comuni della Comunità comprensoriale Oltradige-Bassa Atesina devono essere attuati in modo efficace e costantemente rinnovati;
  • le misure del Patto per la sicurezza tra il Commissariato del Governo e la città di Bolzano devono essere richieste in modo completo;
  • occorre rafforzare le misure di controllo delle persone che in passato sono state condannate per reati penali. La sorveglianza di poche persone è più efficace della sorveglianza generale dello spazio pubblico;
  • videosorveglianza di particolari aree sensibili sul territorio;
  • erogazione di fondi provinciali nell’ambito del patto provinciale per la sicurezza per il miglioramento degli equipaggiamenti e della tecnologia in dotazione alle forze dell’ordine, anche per la protezione personale del personale;
  • aumentare il numero di agenti di polizia municipale che devono svolgere funzioni speciali per garantire l’ordine pubblico e la sicurezza oltre a cooperare strettamente nel coordinamento tra i comuni;
  • promuovere iniziative private in coordinamento e cooperazione con la polizia e i comuni e, se opportuno, prevedere riduzioni dell’Imi collegate a investimenti in tecnologie che contribuiscono alla sicurezza pubblica e privata;
  • rafforzare la cooperazione tra istituzioni private e forze di polizia per garantire la sicurezza dei giovani nelle vicinanze dei centri di intrattenimento e degli eventi pubblici;
  • attivazione del servizio “Il telefono per il ritorno a casa”, con una centrale operativa dedicata e disponibile anche come App, dà la possibilità alle persone che si sentono minacciate o insicure sulla via di casa o del lavoro di rimanere in costante contatto telefonico con un operatore di sicurezza durante il tragitto percorso.
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