5. MENO IMMIGRAZIONE CLANDESTINA, INTEGRAZIONE PIÙ EFFICACE

5. MENO IMMIGRAZIONE CLANDESTINA, INTEGRAZIONE PIÙ EFFICACE

In generale sosteniamo un approccio più oggettivo alla questione, distinguendo tra rifugiati e migranti per motivi economici e di altro tipo e con la precisa consapevolezza che l’Alto Adige non ha competenze nel campo, ma che può fare molto per l’integrazione degli immigrati nella nostra società. Le cifre attuali sono gestibili, ma chi non rispetta le regole deve lasciare la nostra provincia.

L’UE E LA MIGRAZIONE: SONO NECESSARIE MAGGIORE RESPONSABILITÀ E SOLIDARIETÀ

Se l’Ue vuole rimanere uno spazio giuridico unico in cui vige la libertà di circolazione e di residenza, il diritto di asilo e le politiche in materia di immigrazione devono essere regolamentati a livello comunitario. Così facendo, l’Unione europea deve garantire il diritto fondamentale di asilo, protezione umanitaria e assistenza ai rifugiati, impedendo nel contempo agli altri migranti di esercitare diritti che non spettano loro. Si tratta essenzialmente di accogliere i rifugiati provenienti da zone di crisi che necessitano di protezione, ma non quelli che provengono da Paesi di origine sicuri, che entrano illegalmente e non sono in grado di giustificare la richiesta d’asilo e di protezione umanitaria.

Il diritto d’asilo è un test sulla capacità dell’Ue di risolvere insieme problemi urgenti. Una politica comune dell’Ue in materia di asilo, procedure nazionali di concessione dell’asilo più efficienti, la sicurezza delle frontiere meridionali e orientali dell’UE, la stabilizzazione dei Paesi di transito con la sicurezza delle loro frontiere e delle loro coste, il rimpatrio dei richiedenti asilo respinti nei loro Paesi di origine; ma anche campagne di informazione, un piano Marshall e diversificati programmi di aiuto per l’Africa, una riforma delle relazioni commerciali tra l’Africa e l’Ue, un diverso rapporto con le élite al potere negli Stati africani sarebbero parte di tale strategia. L’Africa deve risolvere i suoi problemi in Africa, la comunità internazionale deve ampliare e migliorare il suo sostegno allo sviluppo del continente.

L’ITALIA HA IL DIRITTO DI CONTROLLARE L’IMMIGRAZIONE

La migrazione attraverso il Sahara e il Mediterraneo sta mietendo innumerevoli vittime. È necessario fare tutto il possibile per impedire che le persone disposte a migrare siano sfruttate come schiavi in Libia e poi rischino la vita durante la traversata in mare. Una proposta potrebbe essere quella di reintrodurre le procedure di asilo in loco in modo che lo status di rifugiato possa già essere concesso in Africa a chi ne ha diritto e la rotta del Mediterraneo possa essere gestita in modo sicuro.

L’Italia è da anni gravata dall’assistenza ai richiedenti asilo. Le procedure di asilo richiedono troppo tempo e solo una piccola parte dei richiedenti asilo respinti viene rimpatriata. Il diritto di asilo può funzionare a lungo termine solo se i richiedenti respinti perché privi dei requisiti lasciano il Paese rapidamente. In caso contrario, il diritto d’asilo diventa un invito a rischiare l’attraversamento. È fuori discussione che il diritto d’asilo è un diritto umano fondamentale delle persone politicamente perseguitate e di coloro la cui vita e la cui libertà sono minacciate. Ma non può essere identificato con un diritto alla libera migrazione per motivi di lavoro. Quest’ultima richiede un controllo perché le capacità di integrazione dei Paesi ospitanti sono limitate e già oggi la distribuzione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri dell’Ue ha dimostrato di non funzionare.

L’Italia, come tutti gli altri Stati sovrani, ha il diritto di distinguere tra asilo e migrazione per motivi economici e di controllare le proprie frontiere esterne. L’immigrazione economica dovrebbe essere gestita in funzione delle esigenze del mercato del lavoro e l’immigrazione clandestina dovrebbe essere prevenuta. Coloro che ottengono un permesso di soggiorno ricevono il sostegno necessario per integrarsi il più rapidamente possibile nella comunità. Chi invece al termine della prevista istruttoria risulti essere privo di titolo giuridico, deve lasciare il territorio dell’Ue il più rapidamente possibile. In questo senso devono essere conclusi accordi di rimpatrio efficaci con i Paesi di origine dei migranti. Un afflusso pianificato è un vantaggio sia per la società di accoglienza che per i nuovi arrivati. Chi non ha diritto di soggiorno deve tornare nel suo Paese di origine.

L’ALTO ADIGE DEVE ASSUMERSI LA PROPRIA PARTE DI RESPONSABILITÀ NELL’ACCOGLIENZA DEI RICHIEDENTI ASILO E DEI RIFUGIATI DI GUERRA

L’Alto Adige, come parte dell’Italia, non può “scegliere” i richiedenti asilo: la distribuzione avviene nell’ambito di un sistema statale e l’Alto Adige, come tutte le altre regioni, deve accogliere i richiedenti asilo che vengono assegnati dallo Stato nell’ambito delle quote previste. Attualmente all’Alto Adige viene assegnato lo 0,9% dei richiedenti asilo in Italia. Questa percentuale, calcolata sulla base di una proporzione, corrisponde alla quota di popolazione dell’Alto Adige sulla popolazione totale. L’Alto Adige deve assumersi questa responsabilità e contribuire al compito dello Stato di garantire la protezione dei rifugiati e i loro diritti.

Un sostegno maggiore e costante porta benefici ai richiedenti asilo e alla Provincia. Anche in Alto Adige è attivo il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR): una distribuzione equilibrata tra numerosi comuni facilita l’integrazione dei richiedenti asilo e ne facilita l’accettazione da parte della popolazione. Tutte le persone che si trovano nei centri di accoglienza devono presentare domanda di asilo e attendere il responso dell’istruttoria. Senza una domanda di asilo non è possibile soggiornare nelle strutture di accoglienza. La Provincia dovrebbe continuare a promuovere programmi per l’integrazione dei migranti e dei richiedenti asilo nelle aziende e per la formazione sul posto di lavoro: così facendo il periodo di tempo trascorso dal richiedente asilo in Alto Adige non è sprecato.

PROMUOVERE L’INTEGRAZIONE DEI RICHIEDENTI ASILO RICONOSCIUTI E DEI RIFUGIATI

L’integrazione avviene principalmente sul posto di lavoro e a scuola, sia per i bambini che per gli adulti. Per le persone le cui domande di asilo sono state accolte, le principali sfide dopo aver lasciato le strutture di accoglienza sono la ricerca di un lavoro e di un alloggio. Corsi di lingua, formazione professionale, tirocini e molte altre misure facilitano l’accesso dei rifugiati al mercato del lavoro e dell’alloggio, ma anche alla società. Il successo dipende anche dalla disponibilità della società di accoglienza a considerare i migranti come candidati alla pari di chiunque altro per un lavoro o un alloggio e come parte della nostra società. Altrettanto importanti sono la disponibilità e l’impegno degli stessi rifugiati. Tutti traggono vantaggio da un’integrazione di successo.

L’accesso al mercato del lavoro da parte dei migranti dovrebbe essere agevolato attraverso corsi di lingua, formazione e formazione professionale. Tutte le qualifiche e le esperienze precedenti dovrebbero essere raccolte e registrate il più rapidamente possibile per accelerare l’integrazione nel mercato del lavoro. L’acquisizione delle lingue che si parlano in provincia è una priorità ed è importante non solo per i bambini e i giovani, ma anche per coloro che hanno già lasciato la scuola. I servizi corrispondenti devono pertanto essere ulteriormente ampliati. I bambini con background migratorio hanno bisogno di un sostegno speciale. Per questo motivo devono essere messe a disposizione maggiori risorse per le scuole con un’alta percentuale di bambini provenienti da un contesto migratorio. I genitori hanno l’obbligo di partecipare attivamente alla vita scolastica e di frequentare corsi di lingua. Lo sport è un ottimo modo per migliorare l’integrazione. È necessario un sostegno linguistico precoce e anche lo studio della storia locale dovrebbe far parte del programma formativo obbligatorio per i migranti, nel cui ambito vengono trasmesse nozioni sul sistema giuridico, la cultura e la storia, la politica e la società dell’Alto Adige. Saranno inoltre incrementati i finanziamenti per programmi che promuovono l’incontro e lo scambio tra migranti e altoatesini.

L’ALTO ADIGE HA BISOGNO DI FORZA LAVORO

L’economia altoatesina ha bisogno di forze lavoro con le più svariate qualifiche: specialisti altamente qualificati, lavoratori stagionali nei settori dell’agricoltura e del turismo, personale infermieristico e impiegati in molti altri settori. Seguendo linee guida chiare, i migranti dovrebbero essere informati su quali sono le condizioni per entrare in Alto Adige e quali opportunità professionali si possono cogliere. La nostra provincia dovrebbe essere una società aperta e inclusiva per persone di tutte le qualifiche che vogliono costruirsi una nuova esistenza qui. Per il ricongiungimento familiare devono essere pensate soluzioni speciali di integrazione.

La società altoatesina come società di accoglienza deve esigere il pieno rispetto dei nostri valori fondamentali (democrazia, libertà religiosa, parità tra uomini e donne, stato di diritto, ecc.). In cambio, gli immigrati regolari hanno accesso al mercato del lavoro e a tutti i servizi pubblici di un sistema sociale ben sviluppato. Un tale accordo richiede non solo il rispetto reciproco, ma anche la disponibilità dei migranti ad integrarsi in questa società. Gli abitanti del luogo e gli immigrati dovrebbero avvicinarsi, gli incontri possono essere promossi in molti modi.

ORGANIZZARE MEGLIO L’INTEGRAZIONE A LIVELLO PROVINCIALE

Siamo a favore di un Alto Adige aperto che sappia vivere la pluralità. La stragrande maggioranza degli stranieri che vivono qui danno un prezioso contributo per un Alto Adige migliore come dipendenti o lavoratori autonomi, pagano le tasse e si sono già ben integrati nel mondo del lavoro e nella società. Come Team Köllensperger vogliamo abbattere i pregiudizi e combattere la discriminazione sul mercato del lavoro per offrire a tutti i cittadini che vivono nella nostra provincia pari opportunità e le migliori condizioni per un’integrazione di successo. Ogni nuovo cittadino legalmente residente in Alto Adige, sia che provenga dall’Ue o da paesi terzi, dovrebbe sentirsi a proprio agio ed essere in grado di costruirsi un futuro qui.

La Provincia ha bisogno di un ufficio e di un commissario dedicati al coordinamento delle politiche di integrazione. Occorre una distinta struttura che si faccia carico di questo compito in coordinamento con il ministero dell’Interno (Questura), i comuni e le organizzazioni di volontariato. Le istituzioni pubbliche organizzano l’accoglienza, l’assistenza e la distribuzione delle persone sul territorio, impedendo così che i rifugiati finiscano nell’anonimato e nell’illegalità, facilitando le procedure burocratiche e sostenendo l’integrazione nel mercato del lavoro. Inoltre, la Provincia dovrebbe nominare un responsabile all’integrazione, che avrà il compito di controllare tutte le misure pubbliche implementate per rispettare gli obblighi umanitari internazionali, i regolamenti statali e le politiche di integrazione sul territorio provinciale.

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